Con tutti i limiti, Draghi giganteggia perché forza i limiti

Al direttore - Dice Aldo Busi che Fini non è ricattabile e non ha scheletri nell’armadio. Li teneva in un nascondiglio in Côte d’Azur.
Maurizio Crippa
Maurizio Crippa
Al direttore - Che bella rimpatriata di uomini illustri. Ne sentiremo delle belle da “Human factor”. Non ho capito se parteciperà anche la Boldrini in veste di Alto commissario per i rifugiati. Assistiamo con la consueta indifferenza al dramma dei Cuperlo, Vendola e Gotor che sono soggetti alla dhimmitudine imposta dal Royal baby. Triste vicenda che lascia un vuoto nelle coscienze degli uomini liberi, quali siamo. Però, d’acchito, avrei battezzato la reunion “pippa’s factor”.
Franco Bolsi
Franco Bolsi
Al direttore - La vittoria di Draghi con il “Quantitative easing” è incompleta, come scrive sul Foglio Francesco Forte. Aggiungo che il vincitore ha il tallone di Achille nel decentramento della gran parte del rischio degli acquisti dei titoli alle Banche centrali nazionali (e, in ultima istanza, ai rispettivi stati): al di là della portata concreta della previsione, è l’effetto-annuncio che essa è suscettibile di provocare sull’unicità della politica monetaria (nonostante che Draghi l’abbia più volte ribadita) e sull’unitarietà del Sistema europeo di Banche centrali, proprio mentre si intende realizzare il progetto di Unione bancaria e, poi, quello di Unione fiscale. E’ stata una necessaria mediazione con il tedesco Jens Weidmann e i “ falchi” associati? Sì, ma non si può dimenticare che la Bce era tenuta in maniera vincolante a compiere tali operazioni. Non deliberarle e non ricorrere a eventuali altre misure alternative sarebbe stata una patente violazione del Trattato. Dunque, da parte dei favorevoli al Qe, si partiva da una posizione di forza, anche per l’autonomia e indipendenza della Bce. Di qui a svalorizzare la decisione assunta tuttavia ce ne passa. Ma i limiti di essa, niente affatto secondari, vanno rilevati. Parlerei, allora, di vittoria dimezzata, auspicando che sbolliscano alcune smodate euforie che hanno portato qualche esperto politico a parlare di Draghi come di un “gigante”. Est modus in rebus. Aspettiamo a vedere gli effetti. Con i più cordiali saluti.
Angelo De Mattia
Angelo De Mattia
Capisco tutto, distinguo inappuntabili. Però che il Qe abbia come limite un compromesso sulla condivisione del rischio, che questo limite arrechi una ferita alla condivisione politica in generale, che i tedeschi della Bundesbank l’abbiano presa maluccio, tutto questo è un ovvio che è ovvio rilevare. Draghi giganteggia proprio perché forza realisticamente quei limiti.
Al direttore - Il malessere di una parte dei tedeschi verso l’immigrazione e l’islamismo è evidente e crescente, se oggi muore Pegida domani sorgerà un altro partito per rappresentarli più intelligente e preparato. Il discorso non cambia, il malessere rimane e non è risolto dai partiti oggi al potere, troppo buonisti verso l’immigrazione. Attenzione che se tuona a Berlino pioverà in tutta Europa.
Alberto Malossi
Al direttore - Il malessere di una parte dei tedeschi verso l’immigrazione e l’islamismo è evidente e crescente, se oggi muore Pegida domani sorgerà un altro partito per rappresentarli più intelligente e preparato. Il discorso non cambia, il malessere rimane e non è risolto dai partiti oggi al potere, troppo buonisti verso l’immigrazione. Attenzione che se tuona a Berlino pioverà in tutta Europa.
Alberto Malossi
Al direttore - Ora, io non so se sia l’effetto Renzi. Non so se davvero stiamo per uscire dal tunnel, ma il dato che ho letto in base al quale la cassa integrazione nel 2014 è scesa del 6 per cento, è un dato di fatto. Poi, arriveranno i sindacati a dire: per forza, gli altri hanno proprio chiuso. Gufi.
Alberto Antirano
Alberto Antirano